Un sogno chiamato Florida


di Antonella D’Ambrosio
Bambini pestiferi e adulti bambini su sfondo lilla.
The Florida Project, titolo originale, per una volta trasformato in un titolo italiano che non si discosta dal significato insito nel film, è ambientato a Orlando, infatti, la capitale mondiale dei vacanzifici, nella quale accorrono ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo.
Questo paradiso ricco di sole, incantato da miriade di parchi tematici,  a pochi passi di distanza mostra l’altra faccia della medaglia: un mondo completamente diverso in cui vivono famiglie che hanno difficoltà a sbarcare il lunario.
Il contesto c’è, gli interpreti forse anche troppo: la magnifica Brooklynn Prince, l’attrice bambina rivelazione dell’anno, è sempre ammirata dalla cinepresa.
Sembra che il regista si sia fatto prendere la mano dal suo cast , che ci sia una massiccia dose di autocompiacimento: continuare a mostrare la bambina intenta nei suoi giochi alla fine pare allontanare dal fulcro del film.
Sì è vero, Sean Baker , mostra questa umanità senza inutili pietismi, ma con scoraggianti descrizioni utopistiche, fino al finale che realmente arriva al dunque, scartando l’allegria forzata.
Willem Dafoe, che ha ottenuto giustamente la nomination all’Oscar come Miglior Attore non protagonista, dopo aver già collezionato le nomination ai Golden Globe, ai BAFTA e agli Screen Actors Guild Awards, rappresenta il punto fisso della storia, il burbero dal cuore buono, gestore del motel, la persona a cui tutti, e persino i bambini, non sempre con gentilezza, si rivolgono per richieste e aiuto.
Il film è nelle classifiche dei Migliori Film del 2017 (Sight and Sounds, Los Angeles Times, New York Times, Indiewire, Hollywood Reporter…) e ha collezionato moltissimi riconoscimenti  – tra cui la vittoria della piccola Brooklynn Prince premiata come Miglior Giovane Attrice ai Critics’ Choice Awards.
Si capisce che deve esserci stata un’evoluzione notevole rispetto al progetto originale del film, ma la parte centrale della storia è rimasta inalterata:  la vita di una ragazzina sullo sfondo di un motel.
Molti dei motel che si susseguono su entrambi i lati della US Highway 192 sfruttano l’immaginario Disney, per esempio, sono ricchi di motivi legati a castelli e pirati. Fino a dieci anni fa, questi motel erano pieni di turisti, e tuttora sono ancora visibili alcune vestigia di quel periodo, tra cui, per esempio, le strutture per un giro in elicottero e i negozi di souvenir.
Dopo il collasso dell’economia locale e la diminuzione del flusso di turisti, alle reception di questi motel ha iniziato ad arrivare una nuova tipologia di visitatore; si tratta di chi ha perso il proprio lavoro e non ha la possibilità di pagare un deposito per vivere in un appartamento: questo il motivo ispiratore.
Stupisce vedere come anche questa popolazione di gente che campa ai margini, in povertà, e si nutra di espedienti, viva nella favola, senza preoccuparsi del domani, come la coppia cacciata dal motel per insolvenza, che pretende di avere ragione.
Quando la situazione evolve, non si resta delusi dal finale: Baker ha tenuto in serbo per il suo pubblico una superba scena interpretata da Bria Vinaite, Halley, la mamma della piccola, nei comportamenti a sua volta bambina.
Antonella D’Ambrosio