Aspromonte la terra degli ultimi

di Antonella D’Ambrosio

Prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, con il contributo di Regione Calabria e Calabria Film Commission è in sala dal 21 novembre, la nuova, preziosa opera del regista Mimmo Calopresti che non mancherà di interessare i calabresi, ma anche tutte le anime poetiche.

Tratto dall’opera letteraria di Pietro CriacoVia dall’Aspromonte” (Rubbettino Editore), si avvale anche della scrittura di Monica Zapelli, già autrice del famoso I cento passi. Un cast eccezionalmente amato dal pubblico e ben amalgamato in questo film che riesce a fondere problematiche sociali e gravi disagi, che ancora il Sud affronta, con una leggerezza e tocco di magia tipica delle favole. Un’opera che sa trasfigurare la realtà, mettendola in evidenza, che può parlare a tutti e, come le favole, arrivare al cuore delle persone.

La storia è ambientata ad Africo vecchio, nella provincia di Reggio Calabria, ora borgo fantasma. Diamo la parola al regista Mimmo Calopresti:     “Così è questo film. Africo è in Europa, e ci ricorda cosa, solo un secolo fa, poteva essere la nostra terra, ma in quanto Sud assomiglia nei suoi sogni e nelle sue sconfitte, più che al nostro continente, a tutti i luoghi ai margini del mondo. Ancora vivi, ancora presenti, ancora disperatamente alla ricerca di un futuro, alle porte dell’Europa”.

Come ha detto Marcello Fonte in conferenza stampa, parlando del suo personaggio: “Se tu dici cose al di fuori della norma, o sei etichettato come lo scemo del villaggio, o come pazzo, o ubriaco, o comunque fuori luogo, perché la gente ha paura della verità profonda delle cose, di ascoltare se stesso fino in fondo …” Il Poeta “si siede con i bambini a scuola perché c’è sempre bisogno di imparare”. E questa è un’altra visione, propria del poeta: la gente non ha paura del “diverso” come siamo abituati a sentire, ma del profondo se stesso, che non conosce e non scruta, dunque di ciò che ha trascurato di essere.

Valeria Bruni Tedeschi, che impersona una maestra, fuggita dal nord in cerca di se stessa, ha spiritosamente raccontato di essersi trovata perfettamente a suo agio nella parte: “Dai sei ai nove anni ho fatto la maestra..alle bambole e a mia sorella”.

Sergio Rubini, il bandito che tiene tutto sotto controllo con la legge del più forte: “Mi piace fare il cattivo come attore, è compensativo” scherza sul fatto di non averne la grinta nella vita, certo invece sulla scena ci riesce benissimo. Il mondo erige muri, osserva, invece in questo sud pensano a fare strade, vanno controcorrente.

Il film è insieme un racconto neorealistico ed epico, il realismo di un mondo povero, anzi poverissimo, e l’epicità della battaglia per riscattare la propria condizione di canaglia pezzente: bisogna combattere per affermarsi, per esistere, per conquistarsi un futuro migliore e far vincere la civiltà sull’arretratezza di una vita buia e senza speranze. Bisogna darsi sempre una speranza, una via d’uscita, costruirsi una strada, un progetto per uscire da una situazione disastrosa che ti è stata assegnata da chissà chi”continua Mimmo Calopresti nelle note di regia.

Una sorpresa: il produttore Fulvio Lucisano, calabrese da parte di padre, è nel film: interpreta la nostalgia e la gioia di tornare al paese natio.

Antonella D’Ambrosio