A Tor Bella Monaca non piove mai

di Antonella D’Ambrosio

Marco Bocci ha scritto prima, e poi reso film, una storia che si svolge nella periferia romana, a Tor Bella Monaca, che pur essendo ben identificata e connotata, perfino dal titolo, in realtà si può paragonare a tutte le periferie del mondo e finanche a quelle dell’anima: cattivi si nasce o si diventa?

I personaggi descritti, carichi di umanità, a cominciare dal capofamiglia, Gugliemo, un sempre profondamente comunicativo Giorgio Colangeli, cercano disperatamente di sbarcare il lunario restando nella legalità. L’attore esplode, durante l’evolversi della trama, in una rabbia violenta: “Ce l’ho sempre a portata di mano – afferma – mi serve a vuotare il serbatoio di quella accumulata”.

La vicenda si dipana presentandoci man mano i personaggi che la interpretano: i fratelli, molto diversi per carattere e formazione, Mauro, Libero De Rienzo, studioso e tranquillo, e Romolo, Andrea Sartoretti, con precedenti penali dai quali tenta disperatamente di affrancarsi. Una irriconoscibile, per lontananza dai personaggi interpretati fino ad ora, e bravissima Antonia Liskova è la protagonista femminile di questa comunicativa opera prima: Samantha è diventata, per sopravvivere alle avversità, forte decisa e cinica, ma piena di rimpianti e di insoddisfazioni.

Fulvia Lorenzetti è una perfetta moglie di periferia e stufa nuora in questa gabbia imposta dalla povertà. Lorenza Guerrieri è Maria, la moglie del capofamiglia, che strapperà più di una risata grazie, ahimè, al suo mal di piedi: uno dei personaggi più riusciti nella sua quieta “ingombranza”…. perfino le calze sul tavolo della cucina dimentica.

Il regista e anche sceneggiatore del suo stesso libro, l’encomiabile Marco Bocci, così commenta: “Ho scritto questa storia partendo dalla mia vita, quella di provincia e poi quella di periferia. Le mie esperienze più intime, le mie anime diverse e contrastanti .. Nasce dal desiderio di raccontare le persone come esseri umani piene di tentazioni difficoltà e percorsi quasi obbligati.

Nasce dall’ importanza di riconoscere la propria natura e la capacità di accettarla per quello che è, perché se nasci buono, buono resti, ma se sbagli resti per tutti quello che ha sbagliato”.

Tanti perdenti, tanti sconfitti che però sono descritti come persone che sanno vivere senza abbandonare la speranza, allegri e positivi, come le immagini che li raccontano nella luce forte e presente a rimarcare che c’è sempre una sana via di fuga, che deve esserci; emoziona ed intrattiene denunciando e raccontando problematiche come un atto d’amore nei confronti di un mondo, quello della periferia più aspra e degradata, che però può approdare ad una rinascita di vita.

Sul set tutta la troupe afferma esserci stato un clima positivo e collaborativo, cosa che non succede spesso quando il regista è un attore: invece di capire meglio i “colleghi” pare che  in genere si mettano in competizione. Hanno descritto, al contrario, il regista-autore come un “puro”, disponibile e attento.

Il film gode di una colonna sonora perfettamente consona alla visione: sottolinea momenti particolari, previene scene drammatiche, ed è perfino quando occorre “distonica” , tanto diventa materialmente un personaggio a sé.

Il compositore Emanuele Frusi è riuscito nell’intento sperato dai cinefili: la colonna sonora deve accompagnare il film, seguirlo di pari passo? Prevenirlo, superarlo, confortarlo? Essere un terzo incomodo ingombrante? Si deve sentire, avere un proprio carattere e forza? Precisare il senso profondo della pellicola? Ebbene in quest’opera la colonna sonora è tutto questo e ancora altro: amalgama il film, vedere e ascoltare per credere, in sala dal 28 novembre.

Antonella D’ambrosio