Amare l’Architettura di Gio Ponti al MAXXI fino al 13 aprile 2020

di Gianfranco Cella

Secondo Gio Pontil’architettura nasce da dentro”. Ancora: “l’architettura è ordine compositivo, il resto è un tentativo contro la storia”, “quando la storia vince, l’architettura ruina”, “amate l’architettura, la antica, la moderna”, “amate l’architettura per quello che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato – ha inventato”.

Il virgolettato rappresenta alcuni dei pensieri di Gio in tema architettura e fa parte di un florilegio di 50 domande e risposte a corredo della mostra. Una finestra sulle tante che danno un’idea inequivocabile della profondità del suo pensiero. E va tenuto conto del fatto che Gio Ponti è stato autore di un’opera così smisurata che non si riesce a capire dove riuscisse a trovare tanto tempo per portarla a termine.

Perché in architettura è necessario, pensare, disegnare, scrivere e poi seguire l’esecuzione dell’opera nei suoi vari stadi di avanzamento. La spiegazione è la capacità insita nel suo progettare le superfici, o spazi che fossero, con un’assoluta fluidità, velocità e leggerezza: un vantaggio non da poco per l’architetto-maestro.

Sua figlia Lisa (figlia d’arte perché aveva trovato anche un suo percorso in campo artistico) ha espresso chiaramente questo concetto, affermando in maniera molto sintetica ma efficace: “mio padre era come un acrobata, che su, un piano, non poteva né sbagliare, né fermarsi”.

La mostra espone materiali archivistici, modelli originali, fotografie, libri, riviste, classici del design, tutti indistintamente legati ai progetti architettonici di Gio.

Il “Materiale” è stato distribuito in otto sezioni, perché tanti sono i concetti-chiave che sono alla base del Ponti pensiero, secondo il ben integrato team dei curatori della mostra che si sono brillantemente avvalsi anche della banca dati del Gio Ponti Archives per quanto ritenuto da loro utile. L’allestimento, molto scenografico, è dichiaratamente immersivo proprio per suggerire il concetto di spazio di Ponti: quello più sopra richiamato, dinamico, colorato ma soprattutto fluido.

È per questo, ad esempio, che entrando nella lobby del museo il visitatore viene accolto da una poderosa installazione di grandi stendardi in Alcantara, librati nello spazio della sala: questi stendardi ripetono facciate stilizzate di grattacieli, manco fossero una stilizzazione di una città pontiana ideale.

Affascinante poi la parte dedicata al design di oggettistica, decorazione ed anche alla pittura. A titolo di esempio basti ricordare la sedia superleggera disegnata per Cassina o la prestigiosa macchina per il caffè espresso Pavoni.

Ritornando alle otto sezioni sopra richiamate, ne ricordiamo i temi: Verso la casa esatta, Classicismi, Abitare la Natura, Architettura della superficie, L’architettura è un cristallo, Facciate leggere, Apparizioni di grattacieli, Lo Spettacolo delle città. Chicca a complemento, la reading room che vuole ricreare, stilizzato, l’interno della casa in Via Dezza (ultima residenza di Gio), dove spicca la riproduzione del pavimento ceramico replicato per l’occasione da Ceramica De Maio, completata con alcuni arredi disegnati da Ponti.

Gio Ponti. Villa Planchart a El Cerrito, Caracas. 1953-1957.

Pezzi forte della mostra i progetti: innanzi tutto quelli studiati con Bernard Rudofsky negli anni anni a cavallo dei decenni ‘30/’40. Poi quelli relativi a: lo Scarabeo sotto la foglia, la villa per Daniel Koo in California, il Palazzo dell’Acqua e della Luce all’ E’42, la Scuola di Matematica nella Città Universitaria di Roma, il primo ed il secondo Palazzo Montecatini, l’Istituto di Fisica Nucleare a San Paolo del Brasile, le ville di Caracas e Teheran, il Denver Art Museum, la cappella San Marco a Milano ed altri ancora, non meno importanti. Penisola nella mostra le maniglie per Olivari, i sanitari per Ideal Standard, le piastrelle ceramiche, la carrozzeria per l’automobile Diamante.

Completa la mostra un ricco programma di approfondimento con talk, lectio magistralis, proiezioni e lezioni, oltre che una giornata di studio il cui elenco è recuperabile sul sito del MAXXI dove la mostra “Gio Ponti. Amare l’architettura” durerà fino al 13 aprile 2020.

Gianfranco Cella

 

 

GIO PONTI. AMARE L’ARCHITETTURA

al MAXXI, Roma  fino al 13 Aprile 2020