I.P.F. Margherita di Savoia (Roma): “L’arte di essere donna”. Fino a l’8 marzo 2020

di Gianfranco Cella

Quale luogo ideale esiste a Roma per ospitare una mostra dove poter far risaltare il prestigio goduto da un istituto professionale femminile (che si chiamava Margherita di Savoia) e le capacità, guarda caso, dello stesso nel campo della formazione sartoriale negli anni che vanno dal 1876 al 2000?

Ma certamente il Museo Boncompagni Ludovisi che fra l’altro ha come compito istituzionale quello di interessarsi delle Arti Decorative, del Costume e della Moda relative ai secoli XIX e XX. Ragione di più quando l’Istituto da celebrare si chiama Margherita di Savoia e vanta una storia di spicco che abbracciò gli anni dal 1876 al 2000, anche se il materiale esposto nelle sale del Boncompagni, dedicate alla mostra, arriva fino ai primi anni del secolo scorso. Questo per una precisa scelta delle due curatrici in quanto tutto l’archivio dell’Istituto è detenuto dal Boncompagni in comodato permanente.

La scuola, come si diceva, aprì i battenti nel 1876 e la prima sede fu stabilita in via del Parione con solo 35 allieve che nel giro di pochi mesi divennero ben 70. Il che comportò la necessità del trasferimento dell’Istituto nei locali dell’ex convento di via della Missione dei quali, a piccoli passi, arrivò ad occupare tre piani, man a mano che le iscrizioni crescevano. Nel 1900 la sede venne trasferita in Via Panisperna. In questo lasso di tempo il Savoia rappresentò un modello inimitabile di formazione e di giusta combinazione di sperimentalismo artistico-artigianale con le nuove soluzioni della tecnologia industriale che all’epoca si stava facendo strada.

Giusto il caso di ricordare che le prime apparecchiature meccaniche furono brevettate nel 1842 da un certo John J. Greenough, alle quali  seguirono pochi anni dopo le macchine elettromeccaniche. Tanto che, a titolo di esempio, un vanto della scuola fu quello di aver introdotto a Roma, per primi, la tecnica della tessitura a macchina delle calze e maglierie grazie all’acquisto delle prime apparecchiature. Ovviamente fu avviato più di un laboratorio destinato solo a tale attività, dove venne rilanciato -al pari di quando avveniva nel resto dell’Istituto- il lavoro femminile. In questi opifici venne affrontata in maniera personalizzata la distribuzione delle mansioni.

 

La mostra ha come titolo “La scuola Professionale Femminile Margherita di Savoia. L’arte di essere donna”,  ed è nata con lo scopo di presentare i filati, i ricami, i merletti, i disegni, le foto e gli oggetti di produzione artigianale e artistica e dare un’idea il più possibile rappresentativa dell’esperienza lavorativa vissuta dall’Istituto. È preferibile avvalersi della visita guidata, cogliendo l’opportunità di poter contare (negli orari predisposti) dell’affiancamento alla guida di alcune delle ex-lavoratrici.

Considerare anche che con l’occasione si visita l’intero museo Boncompagni che presenta più di qualche motivo di interesse. L’edificio di gusto barocco con qualche impronta in stile liberty è datato 1901 e venne ceduto allo stato italiano dalla moglie del principe Andrea Boncompagni, Blancelor de Bildt, purché venisse dedicato “a scopi artistico-culturali di pubblica utilità”.

All’interno del Boncompagni Ludovisi sono presenti materiali e manufatti di strabiliante valore, citiamo a titolo di esempio solo alcuni: la pregevole vetrata di Duilio Cambellotti intitolata i Guerrieri, alcuni dipinti di Giacomo Balla, abiti donati dalle più famose maison romane, un omaggio a Palma Buccarelli con un’intera sala a lei dedicata, La Palma della moda.

Il Boncompagni Ludovisi fa parte della non mai troppo folta schiera di musei ad ingresso gratuito e tale è la mostra che sarà aperta, manco a farlo apposta, fino a l’8 marzo 2020.

Gianfranco Cella