Nuovi restauri Basilica Sotterranea di Porta Maggiore

di Gianfranco Cella

Parafrasando il tempo trascorso, prima della sua scoperta, si potrebbe dire che si tratta di un gioiello capace di custodire ben 2000 anni di misteri tra sacralità e magia. Di fatto venne alla luce nel corso degli scavi avviati per realizzare l’infrastruttura ferroviaria Roma-Cassino, soprastante, che doveva collegare Roma e le stazioni lungo la via Prenestina nel relativamente vicino 1917,  ovviamente rispetto alla età della basilica. Infatti dopo un’accurata analisi dello stile elegante delle decorazioni si è potuto attribuire la nascita dell’ambiente ipogeo agli invece lontani primi decenni del I secolo d. C.

Quindi spuntano di nuovo duemila anni, e siamo in epoca tiberiana o claudia che fosse. Prima di vedere i motivi che possono favorire una vostra nuova visita, sia se è già avvenuta nel passato sia per fare la prima, richiede una certa dose di pazienza. Per le visite occorre infatti rivolgersi a società abilitata e vengono compiute a numero chiuso e per un contingentato gruppo; vediamo ora le ragioni per effettuare la visita. La basilica è sempre stata, sin dalla sua scoperta, uno degli edifici della prima età imperiale che ha suscitato più interesse oltre che per la bellezza misteriosa perché era dedicato ai culti neopitagorici che di fatto erano piuttosto diffusi e praticati specialmente all’epoca di Augusto.

Quello che è abbastanza certo: doveva essere di proprietà della gens Statilia che poteva vantare diverse proprietà nella zona. Chi la fece costruire o per lo meno modificare, fu – con una certa probabilità – un membro della famiglia, vale a dire Tito Statilio Tauro. Nome piuttosto ricorrente nella gens a partire dal capostipite omonimo: quest’ultimo era stato uno stretto collaboratore di Augusto. Proprio il discendente, convinto seguace delle idee del neopitagorismo e dei culti misterici, riuscì a suscitare il discredito dell’imperatore che manifestò subito la sua più alta intolleranza.

Qualcuno non esclude che sia stato un pretesto per impossessarsi del patrimonio della gens o dalla esigenza dell’imperatore Claudio di fare fuori un avversario influente e pericoloso. Tito Statilio Sauro venne dunque accusato di superstizione e finì con il suo suicidio; la basilica venne pertanto abbandonata e chiusa. Interessante la particolare tecnica costruttiva a cui si ricorse; furono infatti scavate le trincee ed i pozzi ad una profondità di 8 metri. I vuoti che se ne ricavarono furono successivamente riempiti con una massa cementizia in modo da farli diventare rispettivamente i muri perimetrali ed i pilastri che dovevano diventare il sostegno della struttura.

Il tutto fu sormontato da una volta che di fatto aveva le funzioni di calotta. Alla fine si svuotò l’ambiente interno per poterne ricavare una basilica a tre navate: a quest’ultima si accedeva percorrendo un lungo corridoio. Gli elementi di pregio sono gli innumerevoli e raffinati stucchi in abbastanza buone condizioni di conservazione, tanto da costituire il più vasto insieme di bassorilievi a stucco di epoca romana al momento rinvenuti. Vi predomina il bianco e raffigurano i temi fondamentali della mitologia greca. Notevoli anche gli zoccoli, laddove rimasti, costituiti da una fascia dipinta a fondo monocromo rosso, ripartita in riquadri con scene di paesaggio alternate a motivi floreali e animali.

I riquadri delimitati da cornici sono separati da una figura in piedi su candelabro che ha la funzione di cariatide. Anche le vele della volta sono divise in riquadri aventi una ben determinata forma geometrica, come quadrati, rettangoli, cerchi e settori di cerchio. I motivi ornamentali dei riquadri sono parte a rilievo e parte dipinti. Molto dibattuta l’interpretazione del catino absidale dove trionfa la policromia: Saffo e cos’altro? Accertato l’utilizzo del monumento da parte di una setta neopitagorica, è stato possibile acquisire certezze su ben poco altro, come ad esempio il possibile utilizzo come tomba da parte di una molto esclusiva cerchia, colombario degli Statili, nella vicina via omonima a parte.

Mentre è piuttosto condiviso il fatto che gli stucchi, così coinvolgenti, non avessero solo uno scopo ornamentale, ma dovessero esercitare sui frequentatori anche una funzione meditativa collegata alla particolare visione dell’esistenza umana, sulla quale era fondata la filosofia pitagorica. La basilica è stata oggetto di frequenti interventi di restauro, sia alle strutture sia alle decorazioni, dal 2000 al 2017. Successivamente sono stati programmati nuovi restauri: alle pareti nord della navata centrale e della navata sinistra, già completati, ed uno alla parete sud della navata sinistra che avverrà l’anno entrante. Entrambi i restauri giustificano una nuova visita a chi già conosce la basilica oppure a chi non l’ha mai visitata.

Gli ultimi restauri sono stati suggeriti dai sensori per il monitoraggio installati all’interno della basilica, essendo il maggior nemico la condensa oltre che le incrostazioni di calcare, la prima è adesso ridotta da un sistema di filtraggio con depuratori di ultima generazione. Questi due interventi sono stati finanziati con il contributo della fondazione Evergete e si sono avvalsi/si avvarranno delle più moderne procedure, laser compreso.

Gianfranco Cella

 

Basilica Sotterranea di Porta Maggior

Via Prenestina, 17 Roma

Visite: Coop Culture, su prenotazione

Quando: II e IV domenica del mese