JUST CHARLIE – diventa chi sei

di Antonella D’Ambrosio

Importantissimo il film JUST CHARLIE diventa chi sei per capire il disagio di essere isolati, di non essere come gli altri vorrebbero che tu fossi e come, al contrario, l’accoglienza da parte degli altri e quindi soprattutto, in prima istanza, da parte della famiglia, che dovrebbe essere la più vicina ad appoggiarci nelle nostre scelte, possa influenzare positivamente la vita.

 

 

 

Charlie è un ragazzino, arrivato all’età della pubertà, che non si riconosce nel suo corpo: sa intimamente di non essere un ragazzo, come gli altri lo vedono. Il dramma che si svolge sotto gli occhi dello spettatore è prezioso per chi guarda, sia per un giovane incerto sul suo destino e sulle sue scelte di vita, sia per un genitore che non lo comprenda e lo assilli, colpevolizzandolo o addirittura aggredendolo, pensando di farlo per il suo bene.

Piene di pathos e di una grande capacità di evidenziare i contrasti nell’ambito della vita familiare, le scene con la nonna, figura che siamo abituati ad apprezzare, in genere, come una delle più accoglienti, che, invece, in questo caso si rivela di mentalità chiusa e non portata ad accettare circostanze che non capisce. Un altro importante insegnamento del film: andare alla fonte delle cose, parlare con chi può saperne di più: con il diretto interessato, con gli esperti; non dare nulla per scontato, allargare la propria visuale.

A Scot Williams, che interpreta il padre Paul, la parte di contrasto, quella che manderà in tilt il povero Charlie già in difficoltà con gli amici: non trovare una sponda nell’amato genitore è sempre un duro colpo al cuore per un giovane che cerca la sua strada.

 

 

Harry Gilby, il giovanissimo talento che interpreta il protagonista Charlie, ben condotto da Rebekah Fortune alla sua riuscitissima opera prima da regista, riesce a rendere, con una espressività facciale molto intensa, i mille dubbi e le mille problematiche che attanagliano, in questo suo percorso di formazione e di crescita personale, il suo personaggio: è determinatissimo nella sua scelta che sente come l’unico modo di essere chi veramente è, ma è addolorato per i familiari sconcertati e bloccato dalle persone che dovrebbero amarlo e comprenderlo più degli altri.

Il film è ambientato a Tamworth, una piccola città di commercianti nelle Midlands, cioè la parte centrale dell’Inghilterra, nella provincia inglese con un grande talento per il calcio, dove tutti si conoscono e dove il calcio domina qualsiasi argomento di dibattito. «Tutti i personaggi del film – dice la regista – sono ispirati a persone reali, con le loro difficoltà nell’aprirsi al di là della loro ‘zona di comfort’. Avendo io stessa sperimentato il rifiuto e la difficoltà nell’accettazione di individui che differiscono dalla norma, mi è sembrato il contesto perfetto in cui ambientare questa storia».

Charlie  combatte tra il desiderio di compiacere le ambizioni che il padre ripone nel suo essere un bravissimo giocatore, infatti una delle squadre più importanti, il Manchester City, gli ha offerto un ingaggio da sogno, e il bisogno di affermare la propria identità. La forza, che il film sa ben evidenziare, è nella determinazione di diventare chi si è e nel non farsi abbattere dalle circostanze avverse e dall’incomprensione altrui. La schiettezza e il tono dolceamaro, tipici della cultura britannica, fanno si che quest’opera non sia un fosco dramma dalle tinte pesanti.

Nel seguire i vari personaggi, ciascuno dei quali interpreta una difficoltà o una incomprensione o, invece, come con la figura dell’allenatore, il maestro che tutti vorremmo avere, il film rende chiara la spinta propulsiva alla crescita di Charlie e il cambiamento evolutivo della sua famiglia e degli amici e della società che lo circonda.

Antonella D’Ambrosio