Si nota all’imbrunire. Roma, Teatro Quirino fino al 2 febbraio 2020

di Adele Materazzo

Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato), pièce scritta e diretta da Lucia Calamaro, è in scena al teatro Quirino dal 21 gennaio al 2 febbraio 2020. Il protagonista, Silvio (interpretato da Silvio Orlando) è il vertice di un “mondo” tutto suo, in cui il sistema delle relazioni interpersonali è completamente distrutto.

Dopo la morte di sua moglie, saturo di tutti i legami, i vincoli, le interdipendenze relazionali, sceglie di andare a vivere in solitudine, in un piccolo villaggio spopolato, lontano dal resto della famiglia. In occasione dell’anniversario della morte della madre, i suoi tre figli (gli attori Vincenzo Nemolato, Alice Redini, Maria Laura Rondanini) e suo fratello (Roberto Nobili) si ritrovano tutti insieme nella casa di Silvio.

Qui, a contatto fisico gli uni con gli altri emerge gradualmente, ma sempre più chiaramente, la scollatura che c’è fra Silvio e il mondo esterno. Tutti provano a parlargli senza mai riuscire a entrare in connessione con lui: i messaggi vengono respinti senza essere mai presi in considerazione, non con aggressività ma con un’ironia (e spesso un’autoironia) intrisa di delusione e scetticismo.

 

Così, mentre Silvio cerca di difendere la sua organizzazione fatta di abitudini che non di rado diventano piccole vere ossessioni comportamentali (per esempio voler vivere “seduto” e inattivo), tutti i familiari cercano di risvegliarlo e rimuoverlo dal suo isolamento e lo spingono a riacquisire le abitudini sociali. Ma non ci riescono. Non ci riescono perché loro stessi sono incapaci di ascoltarlo, di imbastire autentiche connessioni, preoccupati e concentrati come sono di perseguire i propri obiettivi. Mettono in campo strategie esteriori e offrono a Silvio un panorama di relazioni per niente desiderabili. E poi Silvio non ha più familiarità con la comunicazione dei sentimenti. Il sistema dei personaggi di questa opera, insomma, dimostra quanto sgangherato possa diventare un ambiente e quanta solitudine possa produrre quando non ci sono più corrispondenze al suo interno.

 

Silvio Orlando è un vero maestro nel restituire questo clima di dolorosa incomunicabilità, ad esempio quando chiede: “Ci abbracciamo?” E subito dopo allarga le braccia tese nel goffo e commovente gesto di offrire un rigido abbraccio al figlio di turno. Non c’è più la possibilità di colmare la distanza che si è creata. Qualche volta i personaggi ripetono esattamente qualcosa che ha appena detto Silvio: che non lo abbiano preso in considerazione? Che non lo abbiano proprio sentito? Che Silvio l’abbia solamente pensato?

 

 

 

Questo quadro di solitudine è amplificato da suggerimenti che vengono dai colori e dalle forme della scenografia e dei costumi. Su un palcoscenico minimalista, si apre una grande vetrata, leggerissima, fatta di sottile e trasparente carta bianca; i personaggi sono vestiti di colori chiarissimi, dal bianco al beige al grigio azzurro pallido, mentre i colori degli abiti del protagonista, sempre nella stessa gamma, sono appena un po’ più consistenti, non brillanti ma in una gradazione leggermente più carica. Tutto parla di un mondo surreale, sbiadito, distante.

Per Silvio è ormai tardi, dunque, rientrare nel mondo della comunità ed è nel commovente monologo finale che si riesce a comprendere il vero senso di tutta la rappresentazione. Silvio Orlando in questo ruolo è semplicemente straordinario, capace di coniugare con naturalezza il registro comico con quello tragico. La sua recitazione, apparentemente spontanea, è invece sempre perfettamente dosata nell’intensità e nei tempi e determinante nella rappresentazione del personaggio.

Testo molto bello, belle parole e immagini, belle idee per rappresentare la solitudine. E anche drammaticamente attuale.

Adele Materazzo

SI NOTA ALL’IMBRUNIRE
(Solitudine da paese spopolato)
di Lucia Calamaro

 

Personaggi e interpreti

Silvio: Silvio Orlando
Vincenzo, il figlio: Vincenzo Nemolato
Roberto, il fratello: Roberto Nobile
Alice, una figlia: Alice Redini
Maria, una figlia: Maria Laura Rondanini

scene Roberto Crea
costumi Ornella e Marina Campanale
luci Umile Vainieri
regia LUCIA CALAMARO