Le Braci, dal romanzo di Sándor Márai, Piccolo Teatro Eliseo

di Adele Materazzo

È in scena dal 23 gennaio al 2 febbraio, al Piccolo Teatro Eliseo, un adattamento teatrale (fatto da Fulvio Calise) del romanzo di Sándor Márai, Le Braci.

Siamo nel 1940, Henrik, un generale che ha partecipato alla Prima guerra mondiale, uomo dal grande senso dell’onore, e Konrad, che è stato il suo migliore amico, di carattere più malinconico, si rivedono dopo quarant’anni. Sono vecchi entrambi. Sono stati intimi amici, ma una mattina Konrad partì per i tropici senza dare spiegazioni.

Il loro incontro, lungi dall’essere l’occasione di una ritrovata amicizia, ha il sapore di una feroce resa dei conti. Sul palcoscenico pochi arredi nella stanza in cui si incontrano: tre poltrone, una stufa. Nella sua requisitoria Henrik ripercorre il tempo della loro storia e fin dalle prime battute incalza Konrad con domande che, poco a poco, fanno luce sulle loro vite, sui loro sentimenti e sulle ragioni della fuga. Ma a queste domande Konrad non risponderà mai.

Prende forma, così, la loro storia che, pennellata dopo pennellata, si riempie di ricordi e immagini cruciali tra le quali la chiave di tutto: Krisztina. La mattina della fuga, Henrik incontra Krisztina, sua moglie, nella casa vuota di Konrad. In questo contesto comprende che i due sono stati amanti. E il quadro si colora di tinte intense, passionali, drammatiche, che parlano di tradimenti, di un folle progetto di omicidio, di verità inconfessate e ormai immaginabili. Ora Krisztina è morta, ma resta il suo diario, che Henrik in parte ha letto, dopo aver trascorso tutto il tempo successivo alla partenza di Konrad senza mai più rivolgere la parola a sua moglie, schiacciato dal risentimento, in zone separate della casa, e aspettando pazientemente il momento della verità.

Non ha voluto leggere, però, la parte del diario in cui Krisztina parla di Konrad, vuole che a leggere quelle pagine sia proprio Konrad. Ma lui si rifiuta. Parla pochissimo e non dà spiegazioni. Il diario finirà nella stufa e le domande di Henrik resteranno senza risposta. Il rancore ha tenuto in vita Henrik; i dubbi e il bisogno di conoscere a verità gli hanno permesso di attendere questo incontro. Ma alla fine del confronto, rimane solamente il grande vuoto interiore dei personaggi che si sono fatti sopraffare dal rancore e sono rimasti intrappolati in un isolamento profondo e senza vie di uscita.

Renato Carpenteri, nel ruolo di Henrik, è intenso e drammatico e polarizza l’attenzione del pubblico per i circa 60 minuti della rappresentazione. La scena spoglia e le luci intense contribuiscono a creare una tensione che sale fino alla scena finale.

Adele Materazzo