I suoni del Sannio: per chi suona la campana…e la zampogna

testo e foto di Tania Turnaturi

Provincia di Isernia, Alto Molise, la sannitica Pentria. Non rientra negli itinerari turistici di massa ma le tracce archeologiche ed artistiche lasciate dall’uomo nel corso della storia, dal paleolitico passando per l’epoca sannitica fino al rinascimento, e la bellezza integra del paesaggio segnato dai tratturi (le strade della transumanza oggi tutelati come bene archeologico) e cosparso di borghi arroccati intorno ai castelli-fortilizi, unite alla calda accoglienza e al culto delle tradizioni, costituiscono un forziere di tesori da non perdere.

   Lasciata l’autostrada a S. Vittore, nell’Alta Valle del Volturno appare maestoso il castello di Venafro, dall’etimo evocante la fertilità del territorio. Fondata dai Sanniti nel V sec. a C. sulle sponde del fiume, prefettura e colonia romana un secolo dopo, con la dissoluzione dell’Impero d’Occidente subì l’occupazione longobarda e le incursioni arabe che costrinsero gli abitanti ad asserragliarsi sul colle.

Assegnato da Alfonso d’Aragona nel 1437 il feudo alla famiglia Pandone, il conte Enrico trasformò il mastio longobardo in una residenza rinascimentale nelle cui sale fece affrescare i suoi poderosi cavalli, che ancora oggi accolgono i visitatori al piano nobile dove, tra i 26 stalloni, si staglia la sagoma del cavallo San Giorgio della scuderia di Carlo V. Il soggiorno di Vittorio Emanuele II che andava a incontrare Garibaldi a Teano il 26 ottobre 1860 è ricordato da una lapide sulla facciata di palazzo Cimorelli. Conserva testimonianze romane, medievali, rinascimentali, barocche. Nel settecentesco monastero di Santa Chiara il Museo archeologico espone la “Venere di Venafro” del II sec. d.C., raro esemplare di copia di una Venere ellenistica pervenuta completa di testa, e la “Tavola Acquaria” dell’acquedotto romano su cui è inciso l’editto di Augusto.

   Scapoli è la città della zampogna e dell’antica arte pastorale della costruzione di questi strumenti a fiato, nota già ai Sanniti. Per salvaguardare e promuovere questa tradizione musicale locale è stato allestito il Museo permanente della zampogna che espone cornamuse, ciaramelle e zampogne di vari paesi, oltre alla riproduzione di un’antica bottega artigiana e una sala insonorizzata per l’accordatura. Vivissimo è in tutta l’area l’amore per quest’arte antica, che inizia dalla scelta del legno messo a stagionare. Il biografo latino Svetonio scriveva che Nerone suonava tre strumenti tra cui la zampogna e la leggenda sostiene che Giulio Cesare abbia vinto la campagna in Britannia facendo fuggire i cavalli nemici spaventati dal suono stridulo di questo strumento suonato dal sannita Turno.

Oggi la zampogna è assurta a rango di strumento musicale, utilizzata nei concerti anche di musica colta. È costituita da tre canne sonore di legno (bandone quella che emette la nota fissa, ritta e manca quelle che consentono gli accordi) e dalla sacca in pelle di pecora dove l’aria compressa produce il suono. Il legno più pregiato è l’ebano, difficile da reperire e costoso, quindi vengono utilizzati ulivo, ciliegio, prugno, sorbo, pero, e per gli otri camere d’aria degli pneumatici ricoperti di vello. Un Festival internazionale da anni ospita musicisti e cultori dello strumento, attirando turisti da tutta Europa.

      Dirigendosi verso Isernia, sulla statale di Fondo Valle del Trigno il castello D’Alessandro a Pescolanciano, abbarbicato su uno sperone, fa da sentinella alle porte del territorio provinciale.

   Arroccata sulle “Morge”, Pietrabbondante custodisce il celeberrimo Santuario-Tempio italico, grandiosa testimonianza della civiltà sannitica risalente al V sec. a.C., primo esempio di tempio coperto al quale venne affiancato il teatro nel II sec. e successivamente il tempio grande.

Il teatro, ancora oggi utilizzato per le rappresentazioni, presenta quattro file di sedili scolpiti con forma anatomica in un unico blocco di pietra; alle spalle i resti del basamento del Tempio. L’intero complesso costituiva un imponente luogo di vita politica e religiosa: nel Teatro si riuniva il Senato e nel Tempio i sacerdoti offrivano sacrifici agli dei.

   Le origini sannite di Agnone, l’“Atene del Sannio”, sono testimoniate dalla Tavola Osca del II sec. a.C. Costellata di chiese, tra cui S. Emidio è un gioiello d’arte barocca, e palazzi nobiliari decorati da raffinati portali e chiavi di volta in pietra, bandiera arancione Tci, ha diffuso la sua fama nel mondo sui rintocchi delle campane della Pontificia Fonderia Marinelli che da otto secoli tramanda la sua attività ed è l’unica sopravvissuta tra le tante dinastie di campanari.

La famiglia ricevette da Pio IX il privilegio di fregiarsi dello Stemma Pontificio. Dalla sua fucina sono uscite la campana di Montecassino e quella del Giubileo. L’attiguo museo storico, nato nel 1999 e intitolato a Giovanni Paolo II, espone attrezzi, stampi e una serie di campane storiche.

Questo viaggio attraverso l’arte, la storia e il folklore si interseca con le antiche autostrade d’erba della transumanza: i tratturi. Tutelati come beni archeologici, costituivano una rete infrastrutturale che gli Aragonesi tracciarono nel XV secolo per consentire alla civiltà pastorale appenninica il transito degli armenti sfruttando i pascoli abruzzesi e del Tavoliere pugliese, per sviluppare un sistema economico che andava dall’allevamento ovino alla commercializzazione della lana, trasformando le antiche piste erbose in una rete più funzionale allo scopo.

Nell’Alto Molise nel territorio di quasi tutti i comuni permangono tracce di tratturo, alcuni lunghi anche 80 chilometri. I tre più importanti ricadenti nella provincia di Isernia sono il Celano-Foggia, il Castel di Sangro-Lucera e il Pescasseroli-Candela, usati per condurre le greggi nelle pianure della Puglia. Lungo questi percorsi, battuti per secoli dagli armenti, sono disseminati beni naturalistici, architettonici e monumentali.

 

Tania Turnaturi