Da Cannes a Roma 2015

Tre film per ricordare, ridere, pensare

di Antonella D’Ambrosio

Il documentario Allende, mi Abuelo Allende, vincitore del Premio Miglior Documentario, è stato girato dalla nipote, che non ha mai conosciuto suo nonno, il primo presidente socialdemocratico ad essere eletto in Cile e poi costretto al suicidio da un colpo di stato l’11 settembre del 1973.

Marcia Tambutti indaga chiedendo notizie  su Salvador Allende prima di tutto ai suoi parenti, ma anche agli amici e a chiunque possa portare una testimonianza per ricostruire la nobile figura. Scopriamo così che viveva, e faceva vivere la sua famiglia, in un regime severissimo di economia per poter sovvenzionare le proprie campagne politiche a favore del popolo. Trentacinque anni dopo l’esilio forzato, la regista torna nel suo paese alla ricerca di “Chicho”, questo il nomignolo affettuoso con cui era più conosciuto fra i suoi.

Ne esce un ritratto molto equilibrato, nel contempo emozionante e coinvolgente: un taglio femminile, con attenzione  a lasciarsi trascinare là dove porta la ricerca , dunque senza preconcetti. Si trova così ad indagare la riluttanza della famiglia stessa a questa difficile operazione e ciò comporta un’evoluzione nei rapporti.

Fa pensare alla delicatezza già vista nella pellicola “Un’ora sola ti vorrei”di Alina Marazzi sulla madre.

Dalle anteprime provenienti da tutto il mondo della Quinzaine des réalisateurs, anche lo spagnolo Fernando León de Aranoa con A perfect day, che nella distribuzione italiana probabilmente manterrà il titolo in inglese, per non confonderlo con  “Un giorno perfetto”, film del 2008 diretto da Ferzan Özpetek.

Interpretato da Benicio del Toro, Tim Robbins, Olga Kurylenko e Mélanie Thierry, A perfect day è un’ ambiziosa produzione girata nei balcani: alcuni operatori umanitari in una zona di conflitto tentano di estrarre un cadavere da un pozzo per evitarne l’inquinamento. A corrompersi non sarà solo l’acqua, in questa missione impossibile ce n’è per tutti.

Le tensioni che l’ambiente ostile genera sono superate dai protagonisti con battute veramente esilaranti. Nel modo di denunciare, con grande spirito e ironia, fatti gravissimi – la guerra con tutte le tragedie che genera-, richiama il “No Man’s Land” scritto e diretto da Danis Tanović nel 2001 e ambientato nel 1993 durante la guerra serbo-bosniaca.

Fra le grandi interpretazioni di Benicio del Toro e Tim Robbins, che duettano da manuale con gioia del pubblico, è da menzionare l’attore Fedja Stukan  dal viso molto espressivo, come le parole che pronuncia alla fine.

 

Rams (montoni) dell’islandese Grimu Hako­nar­son, ambien­tato in una remota valle dell’ Islanda, ha vinto a buon diritto il premio Certain regard.

Pro­ta­go­ni­sti due solitari fra­telli che non par­lano tra di loro da ben 40 anni, anche a causa dell’invidia per il reciproco gregge; i loro tanto amati mon­toni sono in pericolo? Il delicato film, oltre alla singolare storia, offre uno spaccato di questi luoghi a noi lontani e paesaggi interessanti.  La pellicola sarà distribuita dalla BIM e ha tutte le carte per avere un buon successo tra il pubblico attento.

 

 

Antonella D’Ambrosio