“The Lobster” di Lanthimos: la società difende le coppie e punisce i single

di Antonella D’Ambrosio

Il geniale regista greco Yorgos Lanthimos ha girato il suo primo film in lingua inglese che arriva ora nelle nostre sale, dopo essere stato presentato in competizione al 68mo Festival di Cannes.

Il film ci spinge a porci delle domande, le risposte non sono nelle intenzioni del regista.

In un futuro immaginario i single, più difficili da gestire delle coppie, vengono considerati fuori legge e rinchiusi in un hotel dove sono costretti, entro un tempo limitato, a trovare un compagno o saranno trasformati in animali.

Il protagonista, Colin Farrell, magnifico nella parte del perplesso, ha un guizzo di furbizia negli occhi quando vorrebbe aggiungere una sua tendenza omosessuale, per avere più possibilità di scelta, ma al computer, l’implacabile segretaria-receptionist lo sconforta con un “la doppia scelta è stata abolita tre mesi fa”.

Anche da queste piccole notazioni si respira l’aria di ironia che rallegra tutta la cinica pellicola, facendo divertire il pubblico e alleggerendo la tensione.

L’ uomo riesce a scappare dall’hotel- prigione e a raggiungere i boschi in cui vivono i ribelli e là, trasgredendo tutte le leggi di questa nuova comunità, non migliore della precedente in quanto a costrizioni, si innamorerà.

Conformarsi per sopravvivere è ciò che è richiesto; per esempio l’altra metà si cerca per affinità evidenti: chi perde sangue dal naso dovrà stare con altra persona che soffre di questo stesso problema … La paura di non trovare un compagno, dunque, porta a mistificare: meglio fingere sentimenti che non si provano, che provare sentimenti non ricambiati.

Si vive nel segreto terrore di essere tramutati in animali e lasciati al proprio destino.

Ti bolliranno in pentola” dice con cattiveria l’amico al protagonista, che ha scelto di diventare aragosta allo scadere dei giorni concessi.

Farrell aveva fatto, invece, del suo animale un elegante ritratto, con tratti positivi, per giustificarne la scelta: l’aragosta è longeva ed è capace di riprodursi fino alla fine dei suoi giorni.

 L’alienazione sociale è però evidente anche nel gruppo dei “liberi”, capeggiati dalla sempre interessante  Léa Seydoux : Colin sarà costretto a dire di essersi allontanato per masturbarsi (atto fortemente punito nell’hotel, che qui invece è incoraggiato, essendo obbligati a restare single) pur di tenere nascosta la sua relazione.

L’attore è da premio per la recitazione smorzata da cane bastonato e un cane ha al suo fianco … il fratello che non ce l’ha fatta.

E’ un piacere assistere a una tale ricchezza di invenzioni narrative e visive; la voce fuori campo, per esempio è usata in maniera spiazzante, come elemento mutevole.

L’occhio clinico di Yorgos Lanthimos rende perfettamente un mondo dalle emozioni bloccate e sottolinea con cinica ironia la follia della cosiddetta normalità; si potrebbe parlare di surrealismo per questa pellicola, ma seguendo la sua vena, verrebbe da dire iperrealismo.

Con quest’opera cinematografica, vasta coproduzione europea che coinvolge Irlanda, Inghilterra, Francia, Grecia e Paesi Bassi,  sembra che la Grecia –  per ora il cineasta vive in Inghilterra – sia tornata la culla della cultura.

Il regista dice di non aver voluto accusare o trovare soluzioni, ma è chiaro che al singolo spetta identificarsi con un proprio profondo nucleo morale, in fondo il greco Gnōthi seautón, conosci te stesso, va sempre benissimo.

 

Antonella D’Ambrosio