Spectre 007: a Roma con amore

di Antonella D’Ambrosio

SPECTRE, ultima pellicola dell’agente segreto,  inizia con un prologo che già ci immette nel tono “nostalgico”del film: magnifici flash  quasi riepilogano le “puntate” precedenti con una bellezza visiva che affascina, sulle piacevoli note di Writing’s on the Wall, interpretata da Sam Smith.

Una colta citazione da Que viva Mexico di Sergei Eizenstein ci catapulta subito nel giorno dei morti a Città del Messico con una scena popolatissima che la telecamera segue con movimenti di macchina verticali e orizzontali, non facendoci rimpiangere il digitale.

Dopo aver visto, però,  Skyfall (2012) dello stesso regista Sam Mendes,  ventitreesimo film della serie di 007, nonché il terzo interpretato da Daniel Craig, si resta alquanto delusi dal tornare a modi e usi precedenti.  Skyfall aveva rinnovato il modo di narrare, introducendo una vena intimista e pensosa; la pellicola – non a caso-  ha ottenuto due premi Oscar, un Golden Globe e due premi BAFTA.

Spectre, invece, si fa ammirare  per i continui cambi di luogo e certamente incuriosisce gli italiani per le scene girate nella capitale. Non una città da cartolina, ma una Roma piena di carattere che resta impressa e lascia il segno: una vera Caput mundi, ma irrealmente deserta. Lo stesso non  può dirsi dell’espressione imbalsamata dell’agente segreto James Bond, che, se nel film precedente era simbolo di impenetrabilità e aveva il suo fascino misterioso, in questo, invece, sembra un volto inespressivo e statico. Quel sublime aspetto da duro che sa il fatto suo e non si sconvolge davanti a nulla, dalla tristezza appena accennata, quell’uomo che ha sconvolto migliaia di donne, qui sembra semplicemente non saper recitare.

Impeccabili, come sempre, i vestiti dell’agente segreto; la brava costumista Jany Temime ha studiato l’abbigliamento sulle fattezze di Daniel Craig, perché potesse essere elegante in modo ineccepibile, ma permettergli anche di muoversi agevolmente (anche se la prima giacca corta sembra stringergli un po’, ma forse fa parte della suspense).

Perfino lo straordinario Christoph Waltz  sembra imbalsamato in un ghigno sardonico: siamo tornati insomma ai personaggi stereotipati da fumetto. In questa scia non stona affatto la nostra Monica Bellucci – Lucia Sciarra, Bond girl per pochi minuti, attempata quanto lui, ma sempre bellissima e presa a simbolo del canone italiano.

La magnifica Léa Seydoux, invece, vola alto su tutti, risultando stonata in quanto perfetta.

L’attesissima scena dell’inseguimento in macchina sulle banchine del Tevere, forse serve a far pronunciare, proprio a Bond, la migliore battuta del film, quando dice di aver parcheggiato l’auto …. nel Tevere; peccato si tratti dell’ultimo modello di Aston Martin, il DB 10, fabbricato appositamente per l’agente 009 che, secondo i piani degli avversari, lo dovrebbe sostituire.

 

Antonella D’Ambrosio