11 DONNE A PARIGI: il sesso finalmente visto dalle donne

di Antonella D’Ambrosio

All’apparenza una commediola con simpatiche battute, in realtà questa pellicola scardina alcuni luoghi comuni, tocca nervi scoperti e indaga argomenti – incredibile a dirsi- ancora tabù, soprattutto tra il sesso forte.

All’inizio una voce fuori campo recita una frase che suona pressappoco così: le donne sono instabili e imprevedibili e come il clima la colpa è …dell’uomo.

La regista Audrey Dana ha avuto proprio intenzione di scrivere qualcosa di diverso per le donne, fuori dagli schemi classici che le vedono sempre misteriose e glamour o tristi e perdenti.

Qualcosa che tenesse anche conto della poliedricità della femminilità e per fare ciò ha pensato a ben undici tipi differenti di donne, ciascuna che impersona una caratteristica particolare, ma che può avere una sua evoluzione piena di molte sfaccettature.

Si assiste con divertimento, non privo di interesse a seguire lo svolgersi scoppiettante dell’azione, che ha  picchi addirittura femministi, allo svelamento dell’ipocrisia della società evolutasi con taglio quasi prettamente maschile.

Per sottolineare la mancanza di conformismo dello script, una delle simpatiche protagoniste, Agathe, interpretata da un’ottima Laetitia Casta, soffre, se sottoposta a stress emotivi, di puzzette, prerogativa in genere maschile. Segno che le nostre donne stanno prendendosi lo spazio degli uomini, anzi proprio la loro aria.

Tutte da citare le undici attrici che non sarà stato facile amalgamare.

Sylvie Testud, per esempio, è nella parte di una nevrotica ninfomane che trova la serenità solo dopo aver scoperto di essere malata di cancro.

Isabelle Adjani non sa accettare il fatto di invecchiare e cerca di mettere freni, per cose che lei stessa non può fare, alla figlia che invece è in età di farle.

Forse un po’ troppo caricaturale il personaggio di Fanny, seppur ben interpretato da Julie Ferrier.

Un film disinibito che urterà la suscettibilità dei benpensanti.

 

Antonella D’Ambrosio