THE END OF THE TOUR

di Antonella D’Ambrosio

Siamo nel 1996, David Foster Wallace è diventato famoso dopo la pubblicazione dell’acclamato secondo romanzo “Infinite Jest”.

Il giornalista della rivista Rolling Stone David Lipsky (Jesse Eisenberg), a sua volta scrittore ma non troppo di successo, a malincuore si decide a leggere, spinto dalla sua donna, il libro culto del momento e ne è talmente entusiasta da volersi recare immediatamente ad intervistare l’autore dal successo internazionale.

Il film tratta dei cinque giorni di frequentazione tra i due uomini che si annusano vicendevolmente e diverranno amici.

In realtà, in maniera velata, la sceneggiatura riesce  a farci percepire il contenuto del romanzo “Infinite Jest”e del sentire di  Wallace seguendo i due protagonisti nel loro interagire.

Wallace è un fortunatissimo uomo di mondo che ha ottenuto il successo bramato dal giornalista, o è un solitario pieno di complessi?

E’ un fottutissimo provocatore o ha bisogno dell’amicizia che David Lipsky vorrebbe concedere solo al genio?

Con un’interpretazione eccezionale Jason Segel riesce a sfaccettare David Foster in mille sfumature tutte credibili, eppure in contraddizione tra loro, cioè proprio come gli esseri umani, e i geni in particolare, sono nella vita reale e non sempre sullo schermo.

Un’opera che sa rendere palpabile il brivido dell’incomprensione come il piacere della condivisione.

L’intervista, alla fine, non fu mai pubblicata e le cassette audio, su cui vennero registrati quei cinque giorni, finirono dimenticate nella cantina di Lipsky.

Diretto con delicatezza e ironia da James Ponsoldt, che sa dipingere il nascere di questa amicizia tanto potente e conflittuale da sembrare quella tra due amici di sempre, il film si basa sul libro di Lipsky, “Come diventare se stessi”, pubblicato dopo che Wallace si tolse la vita nel 2008, impiccandosi nel patio della sua casa.

Descrive il mondo così instabile di questo genio che rappresenta l’uomo contemporaneo col suo bisogno di restare connesso e contemporaneamente tenere, invece, le distanze dal bersagliamento continuo di informazioni, nella speranza di recuperare un’essenzialità nei rapporti e racconta il livello di vulnerabilità dello scrittore che lo aveva precedentemente portato al ricovero in clinica psichiatrica.

Esempio lampante della conflittualità interna del protagonista il rapporto amore- odio con la televisione che non tiene in casa, perché  per lui è una droga, ma in albergo, con sorpresa di Lipsky, non riuscirà a separarsene.

E’ incredibile come l’azione che si svolge nel film, e cioè la vita privata dei due scrittori mentre si frequentano, rispecchi il contenuto del libro che ha reso famoso David Foster Wallace e ogni loro gesto, come per esempio lasciarsi dietro una marea di cartacce e cibo spazzatura, identifichi e sia simbolo della contemporanea malata società.

                        

 

 

Antonella D’Ambrosio

 

 

.