Fuocoammare: Lampedusa raccontata da Gianfranco Rosi

di Antonella D’Ambrosio

Direttamente dal Festival Internazionale di Berlino, che si tiene dall’11 al 21 febbraio, è nelle sale italiane il nuovo film documentario del Leone d’Oro Gianfranco Rosi.

Lo scenario, questa volta, è la splendida isola di Lampedusa, dove la vita degli isolani si svolge – ora- separata dal dramma degli sbarchi clandestini. I militari sono organizzati con una nave d’appoggio che è dotata anche di una pista di atterraggio per elicottero. Le barche, stracolme di esseri umani, non approdano più a terra, ma sono intercettate in mare e liberate del loro carico di dolore.

Gli isolani chiamano gli approdati tout court cristiani, poveri cristiani, – indipendentemente dall’eventuale religione professata- e in quest’espressione c’è già il senso insito dell’accoglienza, del “sei un mio simile”.

Rosi segue la vita di un bambino, Samuele, nei suoi piccoli disagi quotidiani: scoprire di avere un occhio pigro, lui che si vanta di essere un perfetto tiratore di fionda (“ci vuole passione”, pare che sia stata una delle prime frasi che ha rivolto al regista); insegnare ad un amico a tirare di fionda o, al calar della sera, con tanto di rumore fatto a labbra, a sparare un braccio- fucile a ripetizione davanti al mare.

Queste scene sono intercalate con la tragedia dei migranti, seguita con discrezione e una commossa e muta partecipazione, come dire che non c’è nulla da aggiungere davanti ad una simile tragedia; mentre proprio Gianfranco Rosi in conferenza stampa commenta il suo documentario dicendo che questi eventi sono un dramma paragonabile alla Shoah: sono venti anni che l’isola accoglie migliaia di persone, vive e morte.

Poi seguiamo il medico locale, Pietro Bartòlo, – ma qualcuno avrà provveduto a dargli una medaglia?- durante le visite mediche; il dottore racconta davanti alla macchina da presa anche tutto il suo dolore e il vuoto incolmabile allo stomaco per dover fare ciò che si deve anche sui cadaveri. Il medico così come Samuele resteranno personaggi indimenticati dopo la visione di questo film capace di stimolare molte riflessioni e sentimenti contrastanti tra di loro.

Si gira senza copione, quando si va in loco a riprendere, ma poi il risultato ha forti connotati di opera filmica: personaggi ben delineati, preziosi paesaggi che fanno da sfondo, ma anche a volte diventano testimonianza irrinunciabile; una storia che sembra non esserci ma c’è, oppure sembra esserci ma sfocia nella Storia; tanti siparietti che alleggeriscono la tensione e fanno sorridere, come la signora che, dopo aver rifatto il letto, bacia in successione la foto del marito, il simulacro di padre Pio e la statuetta della Madonna.

Una nota a parte andrebbe fatta per le particolari canzoni messe da Pippo (Giuseppe Fragapane), il dj di Radio Delta: E voi durmiri ancora, serenata della tradizione classica siciliana, Amuri di carritteri nella quale il carrettiere canta al proprio cavallo di fare presto per consentirgli di riabbracciare la donna amata e Fuocoammare, che dà il titolo al film, brano strumentale lampedusano che ricorda l’affondamento di una nave militare nel porto di Lampedusa durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

 

 

Antonella D’Ambrosio