Suffragette di Sarah Gavron

di Antonella D’Ambrosio

Il suffragio è l’espressione della propria volontà mediante un voto, da qui il termine, all’inizio dispregiativo, di suffragette per indicare coloro che chiedevano l’estensione del voto anche alle donne. Il film evidenzia come il non avere diritto al voto comportasse per le donne la privazione di molti altri diritti, non avendo voce in capitolo.

L’idea geniale della sceneggiatrice Abi Morgan sta nell’aver seguito un’umile lavandaia, che tanti torti subisce fin dalla nascita avvenuta nella stessa lavanderia nella zona di Bethnal Green a Londra, nel suo percorso di presa di coscienza.

Non si parla in maniera retorica o pomposa di questo movimento femminile, ma facendo vedere come una povera donna se ne potesse man mano interessare, pur essendone all’inizio del tutto all’oscuro e gravata dalle sue miserie quotidiane.

Maud, la perfettamente calata nella parte Carey Mulligan, si convince dell’importanza del voto venendo a contatto con donne più fortunate, che hanno già avuto la possibilità di alzare la testa dal duro lavoro.

L’icona femminista Emmeline Pankhurst,  per scelta,  non è il personaggio principale, ma Merylin Streep illumina ugualmente lo schermo e convince con i suoi slogan: “Fatti non parole!”; a chi l’accusa di essere fuorilegge: “Non infrangiamo la legge, vogliamo scriverla!”, “Volete che rispetti la legge? Rendetela rispettabile!”. E lo slogan che dà più la carica:”Mai arrendersi, mai tirarsi indietro!“.

L’attrice tre volte premio Oscar dice del film: “Ogni figlia dovrebbe conoscere questa storia, ogni figlio dovrebbe scriversela sul cuore”.

Con quanta grinta e determinazione le Suffragette mettono in atto sassaiole contro le vetrine dei negozi o sciopero della fame in carcere e con quanta perseverante ostinazione il potere costituito cerca di ostacolarle.

Del resto ancora oggi, per non arrivare a parlare dei femminicidi, quante donne in Italia, per esempio, attendono l’otto marzo per sentirsi autorizzate a lasciare, per una serata da trascorrere con le amiche, i figli ai propri mariti ? E chiaro che la matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata ancor oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donna.

Convince appieno Suffragette, dunque, con la freschezza e la spontaneità della protagonista, seguita, con totale mancanza di retorica, nel doloroso viaggio di crescita personale. Le immagini infervorano gli animi e spingono a cercare le ragioni di tante conquiste sociali ancora da venire, di tante ingiustizie ancora perpetrate nei confronti delle donne e rinfrescano la memoria con la schermata finale dedicata alle date in cui si è esteso il suffragio universale nel mondo: avvenimenti riferibili solo al nostro recente passato. Ricordiamo che per l’Italia parliamo dell’anno 1946.

Storia, femminismo, sentimenti, lotta, dolore, brave attrici per portare al cinema non solo i cinefili, ma tutta la famiglia e le scolaresche.

 

Antonella D’Ambrosio