A Girl Walks Home Alone At Night la nuova emozione del Bloody Mary

di Antonella D’Ambrosio

La regista statunitense di origini iraniane Ana Lily Amirpour è uno di quei personaggi poliedrici – sceneggiatrice, produttrice, attrice, scrittrice – che si cibano di cinema e cultura, come si può riscontrare vedendo la sua ottima opera.

La stessa regista ha descritto il film, che ha fatto il suo debutto al Sundance Film Festival, un “Iranian Vampire Spaghetti Western”. Forse sono proprio i continui spostamenti della sua famiglia e le sue origini multiculturali ( nata in Inghilterra, in giovane età a Miami, Florida,  poi in California a Bakersfield, e ancora a San Francisco per l’università ) a farne una mente aperta e duttile che assorbe come una spugna e rilascia senza condizionamenti.

Il suo linguaggio innovativo è sicuramente abbordabile a più livelli: dal seguire con semplicità la storia, che pur esiste, al lasciarsi trasportare dalla stimolante musica, oppure godere di tutti i riferimenti sottesi che ne fanno un delicato capolavoro sui generis.

Il disarmante romanticismo che pervade la narrazione non lasci lo spettatore disarmato davanti alle scene pressoché tarantiniane; l’innocenza della quasi madonna protagonista nasconde una vena ironica o addirittura fuorilegge che affascina.

Analizzando il curioso e riuscito mix, troviamo la classicità tenebrosa dei film sui vampiri vecchia maniera, la fresca impeccabilità della nuova scuola iraniana, il rigore della citazione filmica, la ricerca dell’immagine di derivazione artistica e la passione consapevole per la buona musica e insomma un miscuglio di generi che a buon diritto può dar origine ad un nuovo filone a cui si potrebbe dare il nome di un cocktail, in questo caso ovviamente Bloody Mary sarebbe perfetto.

In Bad City, iraniana città da graphic novel, si muovono i tormentati, seppur ingenui, personaggi. La stilizzata madonna vampiro, che dà nuovo significato al chador – uno dei tanti spunti sottilmente ironici – e fa riferimento a colte visioni artistiche, indossa a pelle  la maglietta  a righe di picassiana memoria.

Se si ricorda il Busto di uomo in maglia a righe, proprio di Pablo Picasso, della Collezione Peggy Guggenheim, si può recuperare anche la triangolarità della stilizzazione di questa diafana figura femminile che incarna allo stesso tempo la delicatezza e la forza della donna.

Il giovane Arash, dai molteplici problemi, drogato e innocentemente mascherato da Dracula le fa da specchio.

Il loro timido amore nasce sulle note pop di Lionel Richie: “Hello! Is it me you are looking for?” E si alimenta di rhythm and blues.

Ben disegnate anche le figure marginali, come un travestito che danza con un palloncino nero; un gatto con tutte le ambigue caratteristiche della specie felina fa da trait d’union nella narrazione.

Questo film, da vedere,  rivedere e ascoltare per coglierne appieno il sotteso tessersi di più civiltà e la fresca creatività del genio, affascina e ipnotizza col bianco e nero e coinvolge con la sottile ironia che insinuandosi sottopelle rilascia endorfine capaci di trasformare.

 Antonella D’Ambrosio