In viaggio con Jacqueline di Mohamed Hamidi

Una mucca contro la depressione

di Antonella D’Ambrosio

L’ingenuo Fatah è deriso e osteggiato dalla sua comunità  perché è molto legato alla sua mucca. Fatah, che vive in un piccolo paese in Algeria, non è sprovveduto; è tenero e vero: cattura subito lo spettatore col suo modo di comportarsi spontaneo e naif.

In viaggio con Jacqueline, di Mohamed Hamidi, la commedia campione d’incassi in Francia, esilarante e toccante road movie, è  la storia di un contadino che da anni sogna di far gareggiare la sua mucca Jacqueline al Salone dell’Agricoltura di Parigi.

I produttori di Quasi amici centrano nuovamente un film accattivante e non privo di sani spunti di riflessione; la Teodora Film, alla quale dobbiamo la visione di tante ottime pellicole, lo distribuisce in Italia.

Il regista, di origini algerine, dice di essere stato influenzato da La vacca e il prigioniero, il film del 1959 che da ragazzo ha visto almeno dieci volte,  interpretato da Fernandel, nonché da affascinantiroad movie come Little Miss Sunshine e Una storia vera di David Lynch.

Il viaggio è un pretesto per parlare di incontri e scambi positivi: Fatah scoprirà che forse il resto del mondo  è come il suo piccolo paese: non va proprio tutto nel verso giusto;  troverà persone aperte pronte ad aiutarlo, come del resto i suoi compaesani, che, pur non stimandolo, hanno fatto una colletta per fargli affrontare il viaggio.

Per interpretare il quadrupede è stata selezionata  in Marocco, dove sono state girate le scene del villaggio algerino, una vacca di razza Tarentaise, perfetta nella parte. Mentre per le sue due gemelle francesi – per gli animali si usano quasi sempre più soggetti, sia per non stressarli sia per non doverli trasportare da un set all’altro in giro per il mondo- il regista ha dovuto fare un provino a oltre 300 mucche.

Il ricco spiantato, Philippe, è interpretato da un ottimo Lambert Wilson, personaggio chiave per questo raffronto tra mondi e problematiche diverse; esilarante, ma anche pensosa, la scena dove Fatah identifica la depressione con un accumulo di problemi e quindi esordisce dicendo che tutto il suo paese ne soffre in maniera grave.

Molto del fascino di questa pellicola si deve alla fresca interpretazione di Fatsah Bouyahmed, attore e comico di origine marocchina, che con una recitazione discreta, ma accattivante, fa brillare il suo personaggio e rende vivido il messaggio di umanità: gli individui, qualsiasi sia la loro origine, possono, non solo vivere insieme in maniera serena, al di là delle loro differenze di ceto, cultura e religione, ma proprio per questo condividere molto, in pace e crescita reciproca.

Antonella D’Ambrosio