Un viaggio al femminile nel cinema francese

di Antonella D’Ambrosio

Mentre continua, fino al 7 maggio, la manifestazione RENDEZ-VOUS  che da ben sette anni focalizza l’attenzione, in più sale italiane, di appassionati cinefili e gente del mestiere, sul cinema francese, ecco, tra i film presentati, tre esempi di pellicole al femminile.

Il primo è un film giustamente riproposto che, oltre ad una visione sommamente accattivante, porge argomenti, quali ad esempio il potere, la seduzione e la seduzione del potere, di grande attualità, sebbene sia ambientato ai giorni della rivoluzione francese.

La proiezione di Les Adieux à la Reine del regista francese Benoit Jacquot– uno dei titoli migliori del 2012, per chi se lo fosse perso, in italiano Addio alla regina, come l’omonimo romanzo storico di Chantal Thomas da cui è tratto – è stato un ottimo pretesto per poter ascoltare la viva voce della talentuosa interprete della regina, Diane Kruger.

Contesa come giurata dai Festival europei per la sua conoscenza del mestiere e delle lingue (nel 2012 è stata membro della giuria del Festival di Cannes, presieduta da Nanni Moretti, e nel 2015 della giuria della 72ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, presieduta dal regista Alfonso Cuaron),la Kruger, infatti,oltre al tedesco parla correntemente l’inglese e il francese, alla domanda sui prossimi impegni, ha tenuto a parlare del suo progetto di regia sulla vita della diva viennese Hedy Lamarr non solo famosa attrice, ma inventrice con tanto di importante brevetto.

Presentato, come film di apertura in concorso per l’Orso d’oro, al 62° Festival internazionale del cinema di Berlino, il prestigioso film ha ricevuto dieci candidature ai Premi César 2013, vincendo tre premi tecnici (migliore fotografia, migliore scenografia e migliori costumi).

Léa Seydoux vi impersona, invece, la vera protagonista, Sidonie Laborde, la lettrice della regina  Maria Antonietta a Versailles, poco prima dei tragici avvenimenti che sconvolsero la corte per sempre. Sidonie è infatuata dalla regale donna e preferisce di gran lunga poterle essere al fianco, trascurando il ricamo nel quale eccelle. Maria Antonietta ha  perso la testa, che ironia,  tutta presa dalla sua passione per la Duchessa de Polignac, la quale, invece,  preferirà salvare la vita allo starle vicino, mentre l’innamorata popolana seguirà alla lettera i di lei capricci.

Sidonie Laborde corre sempre per non tardare al regale richiamo e metodicamente inciampa e cade, quasi che il suo corpo, vero consapevole, anche quando si infatua del gondoliere, sappia qualcosa che al suo cuore è negato e cerchi istintivamente di preservarla.

Anche Planetarium, nelle sale italiane a Pasqua,  diretto dalla giovane regista Rebecca Zlotowski, presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia, è un film tutto al femminile, che molto deve alla bravura e alla grazia delle preziose interpreti delle due medium. Della Portman conosciamo bravura e professionalità dalle numerose poliedriche interpretazioni – formidabile anche in Jackie diretto da Pablo Larraín –, mentre  Lily-Rose Depp dà un tocco realistico alla giovane sensitiva, grazie anche al perfetto trucco che non riesce a scalfire la sua bellezza.

Nel cast pure il fascinoso Louis Garrel, che ha dialogato col pubblico in sala palesando anche le sue doti di parlatore, perfino in italiano; le sue pronte e spiritose risposte hanno rallegrato la platea e stemperato l’atmosfera – del resto perché aspettarsi di meno da un ex partner della nostra brava Valeria Bruni Tedeschi?

E per terzo l’apprezzatissimo Le cose che verranno (titolo originale L’avenir), nuovo film della stimata Mia Hansen-Løve, già presentato allo scorso Festival di Berlino (dove ha conquistato l’Orso d’Argento per la miglior regia) ed anche al Festival di Torino. Protagonista del film è Isabelle Huppert – vista di recente nell’imperdibile Elle – che interpreta una professoressa di filosofia la cui vita viene stravolta da numerosi eventi tragici: il marito la lascia, per una donna più giovane, e la mette da parte perfino  la sua casa editrice, infine le muore la madre: la rigorosa Mia Hansen-Løve sa tratteggiare situazioni e sentimenti facendo riflettere lo spettatore. Al cinema, e assolutamente da non perdere, dal 20 aprile.

Antonella D’Ambrosio