“L’ordine delle cose” di Andrea Segre

di Lucia Centi

Roma, Palazzo Giustiniani: mercoledì 6 settembre, su iniziativa del Senatore Luigi Manconi, è stata presentata l’anteprima speciale del film “L’ordine delle cose”; una produzione Jolefilm in uscita il 7 settembre.

Sono intervenuti Luigi Manconi, Andrea Segre, Igiaba Scego, Emma Bonino; gli attori del film Giuseppe Battiston, Roberto Citran. Presenti anche i rappresentanti delle organizzazioni partner del film: Banca Etica, Amnesty International, Medici senza frontiere, ZaLab.

Il film è stato presentato in anteprima alla 74° Mostra del cinema di Venezia.

Protagonista del film è Corrado,  un alto funzionario del Ministero degli interni scelto dal Governo Italiano per una missione molto complessa: i viaggi illegali dalla Libia verso l’Europa. La Libia post-Gheddafi è una realtà difficile: le tensioni interne che la attraversano rendono impossibile avvicinarla agli interessi dell’Italia e dell’Europa.

Corrado si muove tra centri di detenzione e luoghi di potere insieme a colleghi italiani e francesi. La tensione psicologica è  alta e raggiunge l’apice nel momento in cui infrange la regola principale per chi lavora nel contrasto e nel contenimento dell’immigrazione: non conoscere mai nessun migrante, considerarli solo numeri. Incontra Swada che sta cercando di scappare dalla detenzione libica per raggiungere il marito in Europa. Combattuto tra l’istinto umano di aiutare e la legge di Stato, Corrado cerca una risposta  ma la crisi diventa sempre più profonda insinuandosi nell’ordine delle cose.

Andrea Segre  si è già occupato del tema dei migranti sia attraverso il cinema (da Io sono lì” a “La prima neve”) sia con i documentari (si pensi a “Mare chiuso”). Con questo film prosegue il filone e affronta questa tematica con grande sensibilità e una sorta di preveggenza tanto che potrebbe definirsi di post attualità: proprio quando il film è uscito i dati del flusso migratorio dalla Libia in Italia sono diminuiti.

In Corrado viene rappresentata e raccontata la tensione tra Europa ed immigrazione e la crisi dell’identità stessa dell’Europa. Il film molto aderente alla realtà perde in efficacia in alcuni dialoghi troppo esplicativi. Il funzionario entra nel  centro di detenzione e alcune battute che scambia con il guardiano  banalizzano le scene facendo perdere la profondità ed il pathos. Buona la capacità del regista di descrivere la realtà e di anticiparla, facendoci riflettere sulle responsabilità morali di ciascuno di noi; gli interrogativi che Corrado  si pone, invitano a pensare e soprattutto a non dimenticare mai i drammi che ci sono dietro ai numeri e all’umanità che stiamo perdendo.

Lucia Centi