Un figlio (e un film) a tutti i costi

di Antonella D’Ambrosio

Fabio Gravina, il regista di Un figlio a tutti i costi, spiega come, dopo il successo ottenuto a teatro, volendo ampliare il suo pubblico e far giungere il messaggio anche ad una platea più vasta, ha voluto girare quest’opera.

E’ un argomento molto sentito, conosco tante coppie che hanno questo problema“, ha spiegato il regista. Gli sposi ultraquarantenni Orazio (lo stesso Fabio Gravina da oltre 25 anni apprezzato attore teatrale) e Anna ( Roberta Garzia che dice di essersi molto rispecchiata, mancandole la maternità) desiderano un figlio a tutti i costi che, però, non arriva.

E’ evidente che la coppia è stressata, bisognerà pensare ad una alternativa valida…. Il cast, non indegno di nota, comprende inoltre: Ivano Marescotti, nei panni di un improbabile commissario milanese cinefilo – lo vogliamo buttare un occhio al cinema ? – Paola Riolo, nelle vesti di una squilibrata mentale (“proprio a me ha dato la parte” ha commentato simpaticamente la moglie del regista), Gianni Ciardo, il prete pugliese, il poliziotto napoletano Angelo Di Gennaro, N’Duccio, cieco che “vede tutto” e con la partecipazione straordinaria di Maurizio Mattioli che, con tre accenti diversi, interpreta tre medici – consultati dalla preoccupata coppia.

Proprio perché il film arriva in tutte le regioni, ho voluto che parlasse a tutto il Paese, anche con accenni a diversi dialetti” – spiega il regista. Nella parte del piacione Beppe Convertini, che strappa una risata quando sfoglia il catalogo dei bimbi, tutti per lui fattibili: “Penso che invece di lasciare i bambini negli orfanotrofi bisognerebbe permettere l’adozione anche alle coppie omosessuali e ai single“, ha detto l’attore.

Nel finale del film compare anche il figlio undicenne di Gravina e Riolo, in un cameo, unica scena surreale, a ricordarci che il cinema è altra cosa dal Teatro. Il film si avvale delle Musiche di Gigi D’Alessio. Probabilmente la povertà del testo, che non approfondisce difficoltà e sentimenti, con la presenza fisica sulla scena degli attori, avrà potuto dire di più, ma al cinema risulta priva di mordente.

Neppure i discutibili riti propiziatori, che portano il protagonista all’aperto, aggiungono nulla all’allestimento cinematografico di questa pièce teatrale. Piacevoli e insolite le vedute del quartiere Prati dall’alto, che non mancheranno di incuriosire gli abitanti del rione e assolutamente consigliate a chi ama vedere Roma da una prospettiva diversa.

Antonella D’Ambrosio