“IL MIO PROFILO MIGLIORE” di SAFY NEBBOU

di Antonella D’Ambrosio

Claire, affascinante insegnante di letteratura, raffinatamente si fa leggere, a letto, dal suo giovane amante la poesia che Rainer Maria Rilke scrisse per l’amata Lou Salomé, più anziana di lui.

E’ descritta in qualche modo la nostra vita di chattatori compulsivi in questo film magistralmente retto dall’attrice francese, premio Oscar per Il paziente inglese, Juliette BinocheIL MIO PROFILO MIGLIORE, in sala dal 17 ottobre, distribuito da IWonder Pictures, arriva dal festival di Berlino e dal Biografilm di Bologna. Tratto dal romanzo “Quella che vi pare” di Camille Laurens (in Italia 2017, edizioni e/o) e diretto da Safy Nebbou, il film racconta la deriva nella virtualità dei social media.

“…l’ho divorato tutto d’un fiato. –dice il regista- Un vero colpo di fulmine! Leggendolo ho pensato subito a Rashomon di Kurosawa dove ciascuno, a turno, racconta la sua verità. Ho anche pensato a La donna che visse due volte di Hitchcok, dove James Stewart è innamorato dell’immagine di una donna fantasma. Ma anche a Marivaux e il suo Le false confidenze, a Choderlos de Laclos e Le relazioni pericolose, a Borges, Pirandello…”

Safy Nebbou continua le sue riflessioni su questo personaggio molto articolato: “Per me, Claire è una sorta di anti-eroina, insieme complessa e paradossale. La sua dimensione tragica, quindi, è mossa da un senso di colpa distruttivo. Tuttavia, supera l’umiliazione e il dolore con la sua forza vitale. E lo fa attraverso la fantasia, ovvero essere un’altra. Diciamo che è una donna in difficoltà, una vittima in parte della nostra società. C’è, in lei, questa sensazione di essere obsoleta o rifiutata, in altre parole questa consapevolezza del tempo che passa, che non è solo riservata alle donne, ma è universale…”

Un altro ruolo memorabile: una splendida cinquantenne che si dimezza l’età spacciandosi per una ventenne tramite un falso profilo. Molti i temi interessanti trattati e che si possono percepire in questo film, tutti basati sulla difficoltà di avere sani rapporti umani e di essere accettati per come si è nella realtà. Le diverse sfaccettature della storia vengono narrate dalla protagonista a una psicologa perplessa (Nicole Garcia) e forse non troppo in grado di aiutarla: coinvolta?

François Civil, nel ruolo del giovane amante se la cava egregiamente dando spago alle reciproche “pazzie”. Claire soccombe al fascino del mondo parallelo del web, perché la sua vita non la soddisfa, vivere in internet è per lei più gratificante. fino a quando la realtà comincia a confondersi.

Il costante andirivieni tra il mondo reale di Claire e la dimensione virtuale dell’alter ego che si è creata è la parte che la regia ha saputo meglio amalgamare.

C’è un doppio gioco- contrasto tra un amore impossibile che si basa sulla menzogna e l’amore che entrambi separatamente vivono come vero ma …si tratta di finzione, perché, come dice Antonioni, frase tratta dal romanzo, “L’amore è vivere nell’immaginazione dell’altro”.

Claire, vivendo in contemporanea due vite, rifiuta l’idea del tempo che passa e non rinuncia al suo desiderio: perché dovrebbe farlo? La psicologa non sembra in grado di farle accettare la realtà che chi guarda dall’ esterno ha già intuito.

Per noi spettatori il cinema non è forse un luogo che ci spinge, per un momento, a credere alla finzione come se fosse la realtà?

Antonella D’Ambrosio